Anche noi piangiamo Piermario Morosini

15.04.2012 20:40
  • Addio Piermario Morosini

 

Livorno - Il vivaio dell’Atalanta, tanta serie B e un pò di Udinese, e poi tre partite nell’Under 21 di Pierluigi Casiraghi all’Europeo del 2009. Era questa la parabola sportiva di Pierpaolo Morosini, centrocampista del Livorno morto oggi dopo essere crollato in campo per un arresto cardiaco. Morosini era cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta dove nei 10 anni di militanza aveva vinto anche uno scudetto allievi. Nel 2005 era passato in comproprietà all’Udinese dove a 19 anni giocò la prima stagione da professionista dividendosi tra Primavera e prima squadra e collezionando 5 presenze in Serie A, 3 in Coppa Italia e una in Coppa Uefa (l’ottavo di finale Levski Sofia-Udinese).

L’anno dopo l’esperienza in serie B a Bologna dove colleziona 16 presenze, il riscatto dall’Udinese nella successiva sessione estiva del mercato passa al Vicenza, ancora in B dove con 34 gettoni e un gol contribuisce a conquistare la salvezza dei veneti, al punto che i biancorossi ne riscattano la metà del cartellino e lo confermnoa tra i titolari anche per la stagione successiva (32 presenze). Nell’estate del 2009 l’Udinese era diventata proprietaria interamente del suo cartellino riscattandone la comproprietà dal Vicenza per 1,5 milioni di euro e il 31 agosto di quell’anno Morosini era passato in prestito alla Reggina e successivamente al Padova, per poi tornare nel 2011 a Vicenza. Dal gennaio di quest’anno il centrocampista era in forza al Livorno: con i toscani aveva collezionato 9 presenze.
Morosini aveva fatto anche tutta la trafila nelle nazionali giovanili fino alla Under 21 dove aveva esordito nel settembre del 2006, arrivando a disputare l’Europeo 2009 in Svezia.
Questa la sua carriera calcistica, ma la vita di Morosini era stata più volte colpita dalla sfortuna. Aveva perso la madre, Camilla, nel 2001 e solo due anni dopo anche il padre era scomparso. La sua vita, però, doveva ancora una volta essere messa alla prova: pochi mesi fa era morto anche un fratello.
Dopo il passaggio all’Atalanta è infatti iniziata un’incredibile serie di lutti familiari che hanno costellato tutta la breve vita di Piermario Morosini che ha perso appunto prima la madre, poi il padre, e infine il fratello nel giro di pochi anni.
«Pensavo che la vita l’avesse già provato fin troppo e invece è arrivata anche quest’ultima tragedia», ricorda Mino Favini, responsabile del settore giovanile dell’Atalanta, che lo ha seguito in tutte le squadre della società bergamasca, fino a quando venne preso assieme a Marco Motta e ad altri due compagni dall’Udinese quando non aveva ancora compiuto 19 anni.
Ultimo di tre fratelli, prima perde la mamma Camilla quando aveva 15 anni, poi il padre Aldo a 17. «Sono cose che ti segnano e ti cambiano la vita - disse Morosini in un’intervista al Guerin Sportivo nel 2005 - ma che allo stesso tempo ti mettono in corpo tanta rabbia e ti aiutano a dare sempre tutto per realizzare quello che era un sogno anche dei miei genitori. Vorrei diventare un buon calciatore soprattutto per loro, perché so quanto li farebbe felici. Per questo so di avere degli stimoli in più».
Lo aiutava la zia Miranda ma le tragedie non erano finite perché arrivò anche il suicidio del fratello disabile quando Piermario era già passato a Udine, dove fece il suo esordio in serie A.
Gli era rimasta la sorella maggiore, anche lei con handicap: «Mario è stato sfortunatissimo - spiega Favini - e nonostante questo teneva e aveva una disponibilità totale nei confronti dei compagni». Per questo Favini ha «un ricordo dolcissimo» di Morosini e la sua scomparsa «è una cosa che mi lascia esterrefatto». «Non c’é mai stato nessunissimo problema in tutti i controlli medici a cui è sempre stato sottoposto. Abbiamo l’obbligo - conclude Favini - di compiere controlli e verifiche annuali e lui non ha mai avuto nessun problema». «Non ci sono parole...il nostro Piermario è scomparso»
Il sito di Europasports piange la scomparsa di Morosini!